POEMS,POESIA | VIVIANA FIORENTINO


From the collection ‘Traferimenti’, Zona Contemporanea (2021).

 

CANTO 

APPRODO

i

Cielo, tu sei troppo grande;
blu di Persia –
non ti conosco

ii

io ti chiamo, Terra;
dammi un suolo per questi piedi
una casa alle mie incertezze
un rifugio per dubitare.

iii

Un posto per vivere.

 

LANDING(1)

i

Sky, you are too big;
Persian Blue –
I cannot know you.

 

ii

Instead, I call on you, Land;
give me a place to put my feet,
a home for my uncertainty,
a place to doubt.

iii

A place to live.

 


CORRENTI(1)

Ora è questo un manto di alghe e sale
sotto il vento atlantico
o è corrente marina del fondo
della mia vita e della tua vita
ora è sogno o perla luccicante.

 

CURRENTS

 

This is a shawl of salt and seaweed
against the Atlantic wind
the ocean currents on the sea bed
of my life, your life
a dream, a burnished pearl.

 

(1)These two poems are part of a bilingual project in Italian and English and appeared in Anthology for Dedalus Press. The English texts have been co-written with poet Maria McManus.


 

LINEE STRADALI(2)

Tu, madre, guidi, io al tuo fianco -, parliamo, mentre guardo
i bordi

allinearsi con la strada. Frammenti di paesaggio a punti di alberi e cespugli. Tu parli
piano

della fine e della perdita. Io mi volto verso l’altra finestra, la pioggia cade in un’altra direzione,
fuori

dove il vento piega le cose senza attenzione. A te madre, che io
amo,
parlo della borsa che ho dimenticato, e dei libri che non ho ancora letto. Ancora pioggia più
veloce

linee inclinate sul mondo sottostante. Le coincidenze hanno un peso. Volevo
dirti

– mentre tu parli della pietà per noi degli dei, il tuo fato, il mio caso, le nostre possibilità –

ma tu insisti nonostante per pagare quelle spedizioni che ho dimenticato, non vuoi girare alle
rampe

che avremmo potuto imboccare. E mentre tu indichi il punto
dove l’aria diffonde

distante più blu, per generosità del cielo o semplice ostinazione del sole,
i bordi

si allineano tra me e te. Amore per te. Il peso di tutto il tuo

cuore
prima ancora che io lo senta.

 

Incroci impossibili dove io e tu siamo madre.

 

(2) )included in print in Italian Poetry Review 2020

 

ROAD LINES(3)

You, mother, driving, me at your side -, we talk as I watch
edges

aligning with the road. Fragments of landscape in dots of trees and shrubs. You speak
softly

of ending and loss. I turn to the other window, rain falling in the other direction,
out
where the wind tilts things with no attention. To you mother, who
I love,

I talk of bags I forgot, and the books I haven’t read. Yet rain falls
faster

in lines slanting the world underneath. Coincidences have weight. I wanted to
tell you

– while you talk of deities’ pity for us, your fate, my chance, our possibilities –

but you want to pay for those parcels I forgot. You won’t turn into
slip roads

we could take. And while you point
where air scatters

more light, for the sky kindness or the sun obstinacy,
edges

align between us. Love for you. The weight of your

heart
before I feel it.

 

Impossible crossroads where you and I are mother.

 

(2)included in print in Issue 43 of The Blue Nib


 

LITORALE I

Sulla spiaggia tu e io a volte.
Sulla sabbia sembra come fluttuare.

Allora non c’è neanche motivo
mi dici di guardare verso il cielo.

Siamo fatti di questo.

L’orizzonte ha inghiottito mare
e coste e rocce dure.

Non arriviamo,
solo restiamo
nelle nebbie di ieri e oltre e poi orizzonti di isole

(a largo di mari mai pensati)

 

Noi non partiamo,
stiamo
in questo odore di alghe,
e anche dolore,

(perché e per fortuna qui pensa il mare a cancellare)

 

Dissolvere

anni

le stagioni dell’anima.

E questo ora ci salva.

 

SHORELINE  I

 

On the shore, our feet close.

We float.

No reasons to see sky-ward.

We are now made of this.

The horizon swallows sea shore rocks.

We don’t arrive

we stay, in a mist beyond islands – off they ride on seas.

We don’t leave

we stay, in cold salty weeds and grief – the sea eroding lands and lands under our feet.

Years fading.

Seasons of the soul.

 


 

IN UN ALTRO PAESE

I was in another country
Eavan Boland
per Laura

 

Di quella notte tutto si è perso,

invento lei, il prato e anche cosa vide.

Allo stesso modo il passato ascolta

le ombre guarda

indietro

decide sfumature.

Allo stesso modo l’amore innesta

il fiore

fino

alla sua radice.

 

Anni fa guardavo dal finestrino dell’aeroplano, arrivavo qui per la prima volta.

Un paese verde tra le nuvole

l’Irlanda della grande carestia.

I cespugli di lillà nei giardini

eriche e ginestre sulle colline.

La incontrai una volta, anni dopo quell’arrivo in questo paese.

I suoi capelli colore dell’uva

nera, raccolta nell’oscurità

in un’estate perduta altrove nel Sud.

La sua bocca la forma della zanna

crampo alga nel Lough congelata.

Un tempo aveva lasciato la madre

con un bacio sulla guancia

aveva aperto la porta a questa lontananza

ed arrivò

a questa lontananza

sul prato ed era giugno.

Per essere quel nome da ammonire.

Per seppellire nella casa di ossa

la rosa appassire e solo cadere.

Mise un prezzo sul suo corpo (come tutti del resto?)

come il fuoco dimentica il pianto dei rametti.

I grilli smisero il loro frinire, lei attorno

era ramo nudo era incavo notte

era lei sotto

il cielo spogliato, invertito vuoto                                                                                                     sotto la pioggia di steli d’orzo

lei dentro era

rasoio di

silenzio affilato

crimine corporale del respirare.

La carne rifiutava con cura di mancare.

Verso casa, stupro divenne una parola eccessiva

non si cancellava dietro le pupille non si rattrappiva

diveniva l’infinito svolgersi

della strada, i colori dei semafori, accecanti

a ogni incrocio.

Ogni singola cosa sagomata

dal dolore, mancata all’orizzonte

i tigli il cemento la strada.

Vide l’uomo preistorico di nuovo vide

quegli occhi selvatici lo sputo sul torace

il torso di un universo selvaggio

la inchiodava a se stessa

per sempre.

Le foglie sulla strada rifiutarono di arrugginire. Lei disse autunno ora e

per sempre.

Malgrado il verde

del paese di campi e di colline.

Lei disse assassino disse succhiare disse lillà lo chiamò coltello

il viola affilato su di lei lanciato.

Desiderai essere un cielo sopra – solo cielo per trattenere tutto ciò che vuole fallire, cadere, omettere, ancora e
per sempre.

 

A casa si accucciò sul pavimento della cucina.

Intanto l’aurora vibrava colori dietro al vetro

dalla finestra tratteneva colori fuori.

Poi batté il thermos sulle piastrelle

guardò dentro

i poligoni taglienti liberarsi dalla curvatura sganciarsi.

Il mosaico di lei sul pavimento.

Ma lei non era lì. Era ancora dentro la curvatura, un recesso di alluminio

una vita che non trattiene più il calore.

Invento adesso che niente è sbagliato. Che il più grande rischio non è morire ma non potersi liberare.

Lei rimase a vivere sotto le unghie dei giorni. Visse sotto le mie unghie. Imparai a prendermene cura. Della sua bellezza. Del suo dolore.

Da quel giorno mi trovai in un altro paese.

 

IN ANOTHER COUNTRY

                                                                                        I was in another country

Eavan Boland

 

Whatever happened that night is lost.

What she saw on the forsaken grass I’m now imagining.

The way past listens to shades

or it looks back for hues

The way love grafts the blossom to a root.

I still remember myself watching from the airplane window when I came here for the first time.

A green country below

the starving Ireland of the past

made of lilac bushes in the gardens

heathers and gorse on the hills.

 

I met her once, years after my arrival in this country.

Her hair the colour of black grapes harvested in the darkness

of an old summer somewhere in the South.

Her mouth, the shape of a snaky bite

like a bitter seaweed of the Lough.

Years ago she kissed her mum on the cheek

before opening a door that led her this far

and she’s come

this far

to a forsaken field and it was June.

To be no one, her name kicked inside her body

to see how far she might descend in the ruined home of bones.

She put a price on her body

as fire forgets the cries of the twigs.

The way life and death are side by side          like something made of the same flesh.

 

Grasshoppers stopped chirping

when she was the nude branch bended

in the hollow of the night under a stripped sky.

An inverted surface, blank under the rain of barley stems

she inside a silent razor

sharpened by the body’s crime of living.

Her flesh so accurately dismissing to fail.

 

On the way back home, rape was still there

behind the pupils of her eyes

in everything she crossed.

It was the infinite reel of the road

the excessive colour of traffic lights

at each junction.

Everything was shaped by a pain

with no horizon

under lime trees on the cement of the avenue.

Yet she saw the prehistoric man

again the wild eyes the spit on her chest

the torso of a wild universe nailing her on herself

forever.

 

Every leaf on the street was refusing to rust. She said autumn now and

forever,

despite the green of the country the fields the hills.

 

She said murderer she said suckle she said lilac she called it switchblade

the sharp deep purple against herself.

 

I wished to be the sky above – to hold everything that wants to fail once and ever.

 

She crouched on her knees in the kitchen.

Dawn vibrated its colours on the pane of the window

retaining the world outside.

She hit the thermos on the floor

and she watched inside

the little fragments of the glass free from the curvature.

A mosaic of mirrors reflecting her image                 a broken darkness on the ground.

But she wasn’t there. She was the dark recess left inside the steel container.

A life no longer able to keep warmth.

I pretend now nothing is wrong. That the greatest risk is not death but captivity.

She lived on, under the fingernails of the days. She lived under my fingernails. I learned to take care of her. Of her beauty. Her sorrow.

From then on, I was in another country.

 


VIVIANA FIORENTINO is Italian and lives in Belfast. She teaches Italian and facilitates creative writing workshops for cultural minorities (Quotidian Word of the Street Ltd). Her poems appeared in anthologies (Dedalus Press, Salmon Poetry, Arlen House) and literature magazines (i.e. Italian Poetry Review, The Blue Nib, Honest Ulsterman, The Trumpet). In Italy, she published two poetry collections (‘In Giardino’, Controluna Press, ‘Traferimenti’, Zona Contemporanea) and a novel (Transeuropa Press). She is board member of the Irish PEN. She co-founded two activist poetry initiatives (Sky, You Are Too Big and Letters With Wings. She is in the editorial board of Le Ortique, a blog that rediscovers forgotten women artists. Viviana is a recipient of three SIAP grants (2019, 2020, 2021) from the Arts Council of Northern Ireland.


 

 

 

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